le 10 regole della dieta

Le 10 regole della dieta

Il decalogo del regime alimentare

Con la fine dell’estate, aumenta il desiderio di iniziare un regime alimentare più sano. L’obiettivo è sempre quello, riprendere un peso forma dignitoso. Spinti dai fisici atletici dei giovani salutisti ritrovati in spiaggia che si divertivano tra gli sport più disparati, appena tornati a casa ci mettiamo subito alla ricerca di un Nutrizionista che ci illumini il cammino che porta verso la perdita di peso.

Prima di fare ciò, sarebbe bene prepararsi psicologicamente al cambiamento. Come? Leggendo questo brave ma utilissimo decalogo della dieta.

Ecco “le 10 regole della dieta”:

  1. Essere disposto a cambiare le abitudini alimentari. Se stai leggendo questo decalogo è perché il tuo stile alimentare è da modificare, fattene una ragione.
  2. Avere chiari gli obiettivi e una volta raggiunti, mantenerli!
  3. È importante variare favorendo il consumo di liquidi verdure, frutte o latticini, carne o pesce.
  4. Non cominciare la dieta intendendola come qualcosa di obbligatorio e pesante. La dieta è tua amica!
  5. Se si vuole solo perdere peso in una zona localizzata del corpo, bisognerà abbinare alla dieta degli esercizi specifici per trattare con più attenzione quella parte del corpo.
  6. Se si vuole solo perdere peso in una zona localizzata del corpo, bisognerà abbinare alla dieta degli esercizi specifici per trattare con più attenzione quella parte del corpo. (l’ho scritto 2 volte perché spesso questa cosa non è chiara)
  7. Non avere fretta, ogni fisico reagisce a suo modo.
  8. Mai digiunare pensando che sia il miglior modo per dimagrire. Il corpo deve abituarsi ad una nutrizione corretta.
  9. Il giusto regime alimentare è quello equilibrato e vario.
  10. Prima di iniziare una dieta assicurati di NON dover attraversare a breve un periodo di particolare stress.

Queste sono le 10 regole della dieta.

In bocca al lupo, ora sei pronto per prenotare la tua visita Nutrizionista

nutrizionista gelato

Dolci e dieta. Voglia di dolce ma sono a dieta!

Come gestire la voglia di dolce quando si è a dieta

Dolci e dieta

Dolci e dieta

Dolci e dieta due facce della stessa medaglia o semplicemente due parole che non dovrebbero essere mail nella stessa frase? Secondo la mia esperienza, la maggior parte delle persone che decide di seguire un percorso alimentare atto a dimagrire, si trova ad affrontare il problema “DOLCI”.

Spesso si tende ad abusare di questi alimenti che non apportano nutrienti essenziali ma che in molti casi appagano  il gusto o moderano, attraverso la cosiddetta “fame nervosa”, stati di ansia o condizioni di insoddisfazione psicologica.

Ma, se il dolce viene visto come una trasgressione occasionale ad un corretto stile alimentare,  allora garantisce il naturale appagamento senza intralciare il percorso dietetico, ed incrementa il desiderio di seguirlo al meglio.

Infatti diete troppo restrittive possono influire negativamente sul comportamento alimentare e provocare squilibri nutrizionali. Ragion per cui è possibile, se non necessario, concedersi, anche se a dieta, piccole e sporadiche quantità di dolci.

Ecco alcuni escamotage per chi al dolce proprio non riesce a rinunciare:

  • budino al cioccolato: si possono utilizzare i preparati già pronti ed aggiungere latte scremato, in questo modo si uniscono le proprietà terapeutiche del cioccolato all’appagamento della voglia di dolce;
  • le mousse light: giusto compromesso tra la voglia ed il senso di colpa per avere esagerato;
  • le torte: le più raccomandate sono quelle alla frutta, meglio se fatte in casa, sostituendo il burro con olio di mais o d’oliva. Quindi via libera a mele, banane, pere, albicocche, pesche: più si abbonda con la frutta meno zucchero è necessario!
  • il gelato: meglio sceglierlo artigianale alla frutta. Un’alternativa ‘fai da te’ per un gelato light, è quella di congelare la frutta e poi frullarla: un metodo rapido e assolutamente naturale che permette di conservare tutte le vitamine.
  • il cioccolato fondente: concedendosi 1/2 quadratini di cioccolato fondente si otterranno due risultai: si appaga il gusto e si fa scorta di antiossidanti.

Dieta e dolci… come resistere

Ma frenare la voglia di dolce è possibile!

  • Aumenta il consumo di proteine. Spesso il nostro corpo esprimerà la mancanza di proteine con la voglia di dolce.
  • fai una passeggiata invece di mangiare il dessert. Se, dopo dieci minuti, vuoi ancora qualcosa di dolce, fai dei gargarismi con collutorio o lavati i denti con del dentifricio. Il retrogusto che lasciano non si abbina bene ai dolci e probabilmente la voglia ti passerà in fretta.
  • Trova delle distrazioni. Tenendo l’attenzione su qualcos’altro, ti dimenticherai in fretta delle tue voglie.
  • Sostituisci i dolci con la frutta. Lo zucchero contenuto in essa è digerito in modo diverso rispetto alle calorie vuote dello zucchero bianco. La frutta contiene fibre, vitamine, minerali, enzimi e fitonutrienti sani, ognuno dei quali aiuta a contrastare gli effetti calorici del fruttosio e del glucosio sul metabolismo. Le fibre nella frutta inoltre rallentano l’assorbimento degli zuccheri riducendo lo sbalzo glicemico. Per uno spuntino salutare e divertente puoi preparare degli ottimi spiedini di frutta ricoperti di cioccolato fondente fuso.
  • Leggi le etichette. Potresti rimanere sorpreso di quanti zuccheri contengono i cibi che mangi. Essere consapevole del contenuto zuccherino degli alimenti può aiutarti ad evitare quelli peggiori per te.

In conclusione, la regola della “giusta misura” risulta vincente in tutti i campi e sembra essere il metodo più indicato anche quando si parla di dolci e di dieta.

Leggi anche il decalogo della dieta

 

nutrizionista sport

Nutrizione e sport.

Quando si parla di alimentazione e di sport si è subito portati a pensare di dover programmare supplementi o integrazioni necessarie a sopperire ai notevoli consumi energetici superiori ai consumi medi di base. Nutrizione e sport hanno legami ben piú profondi. Questo può essere vero, ma solo se ci si riferisce al professionista sportivo, impegnato giornalmente e costantemente in allenamenti pesanti e in gare sportive ad elevato impegno energetico.

Dieta per sportivi.

Per gli sportivi dilettanti non è importante aumentare le quantità di alimenti da introdurre per compensare i consumi extra, ma è importante incrementare l’attività fisica quotidiana per bilanciare l’assunzione di energia introdotta soprattutto con alimenti ad alta densità energetica.

D’altra parte quasi tutti gli sportivi considerano l’alimentazione un pilastro fondamentale, insieme ad allenamento e recupero, su cui basare la preparazione atletica. In particolare la dieta, attraverso gli alimenti, fornisce le molecole utili per svolgere le funzioni fisiologiche, promuovere l’incremento della massa muscolare,  ottimizzare il lavoro fisico e reintegrare le perdite dovute allo stress fisico e mentale dell’atleta.

Le attuali raccomandazioni dietetiche per atleti e sportivi in genere, coincidono, in gran parte, con le indicazioni elaborate per la popolazione in generale; gli elementi che si discostano da tali linee guida riguardano essenzialmente tre aspetti:

 

        • variazioni calorico-energetiche che possono caratterizzare i vari momenti della stagione agonistica;
        • apporto idrico ed elettrolitico adeguato;
        • organizzazione temporale e composizione dei pasti nell’arco della giornata.

In generale per sostenere le migliori performance atletiche sono indicate diete ad alto contenuto di carboidrati, basso contenuto di lipidi e moderato consumo di proteine. questi obiettivi sono raggiungibili attraverso un piano alimentare equilibrato e variato, i cui i principali componenti degli alimenti, cioè carboidrati, lipidi e proteine sono presenti in proporzioni ben definite.

CARBOIDRATI

I carboidrati rappresentano il carburante principale per l’attività fisica, soprattutto per esercizi aerobici e ad alta intensità. L’equilibrio tra i vari nutrienti deve essere tale che i carboidrati rappresentino il 55-70% della calorie totali giornaliere. Una dieta a basso contenuto di carboidrati compromette rapidamente le riserve energetiche necessarie per un’intensa attività fisica o allenamento regolare, in quanto sono utili per “risparmiare le proteine”, ma anche come base per il consumo degli acidi grassi. Escludere dalla dieta tali elementi, porta l’individuo ad allenarsi in uno stato di relativa riduzione di glicogeno muscolare, condizione che può causare un forte senso di stanchezza. In ogni caso, il fabbisogno giornaliero di carboidrati non è uguale per tutti, ma è strettamente legato al tipo di sport praticato, e quindi dipende dall’intensità e dalla durata dell’esercizio che l’atleta deve sostenere.

PROTEINE

Dal punto di vista metabolico le proteine hanno un doppio ruolo: plastico ed energetico. In particolare svolgono un ruolo energetico quando le richieste di energia da parte dell’organismo non sono soddisfatte dai livelli di carboidrati e lipidi introdotti con la dieta; inoltre è stato dimostrato che l’uso di proteine a scopo energetico si verifica ai massimi livelli quando gli esercizi fisici vengono svolti in uno stato di esaurimento di glicogeno. Tutto ciò sottolinea l’importante ruolo svolto dai carboidrati nel limitare il consumo proteico.

E’ abitudine diffusa tra gli atleti, sia amatoriali che professionisti, attuare un’ alimentazione caratterizzata da un introito proteico decisamente elevato che varia da 4 a 6 g/Kg di peso corporeo, spesso aggiungendo molteplici supplementazioni amminoacidiche. L’incremento del fabbisogno proteico sembrerebbe legato principalmente alla necessità di recupero e ripristino delle proteine muscolari danneggiate durante l’allenamento. In tal senso, l”assunzione giornaliera di proteine raccomandata per sportivi professionisti, in particolari condizioni fisiologiche di accrescimento e potenziamento muscolare e per le attività di elevata forza, è compresa tra 1,8 e 2,4 g/Kg di peso corporeo.

Concludendo, è possibile affermare che una dieta contenente il 10-12% di proteine può avere un carico proteico sufficiente a soddisfare un aumento nella richiesta proteica. D’ altra parte il problema che potrebbe scaturirne è che per raggiungere gli alti livelli di proteine raccomandati, si possa essere indotti a consumare grossi quantitativi di carne, con la quale si introducono nell’organismo anche grassi, purine e colesterolo. Per tale motivo si consiglia ai soggetti con elevate necessità proteiche l’utilizzo anche di integratori.

LIPIDI

Dopo i carboidrati i lipidi costituiscono la seconda principale fonte energetica impiegata da un individuo durante un esercizio fisico. I lipidi o grassi hanno la funzione principale di riserva energetica immediatamente utilizzabile dal muscolo; forniscono tra il 30% e l’ 80% dell’ energia totale per l’ attività fisica.

Tutti i grassi sono uguali dal punto di vista energetico, ma sono diversi sul piano della qualità (saturi ed insaturi) e possono avere effetti positivi o negativi sulla salute. Gli acidi grassi saturi, se in eccesso, possono provocare l’aumento di colesterolo nel sangue. Si trovano comunemente nel latte, latticini, carni grasse e derivati, tuorlo dell’uovo e in alcuni oli vegetali (olio di cocco e di palma). Gli acidi grassi insaturi, i cosiddetti “grassi buoni”, si trovano in oli vegetali, noci, nocciole olive e pesce; non comportano innalzamento dei livelli ematici di colesterolo, anzi contribuiscono ad aumentare il livelli del colesterolo “buono” (HDL) e contemporaneamente aiutano a ridurre il livello del colesterolo “cattivo” (LDL) riducendo il rischio di malattie cardio-vascolari o dismetaboliche.

Per godere di buona salute l’assunzione dei lipidi non deve superare il 25-30% del contenuto totale di energia nella dieta, privilegiando quelli di origine vegetale, fatta eccezione per alcuni tipi particolari come l’olio di palma e quello di cocco.

Concludendo, possiamo affermare che: non esistono alimenti speciali capaci di migliorare la preparazione e/o prestazione atletica, ma solo buone o cattive abitudini alimentari che condizionano l’efficienza metabolica ed il rendimento fisico ed atletico.

effetti anguria in dieta

Anguria e i suoi effetti, come a quanta mangiarne

La pianta dell’anguria, o cocomero, iscientificamente chiamata Citrullus Vulgaris, appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae, il suo frutto è molto voluminoso dalla forma sia rotonda che ovale e può superare il peso di venti chilogrammi.
Le prime notizie riguardanti la coltivazione dell’anguria risalgono a circa 5.000 anni fa, precisamente in Egitto, dove, a tal proposito, sono stati rinvenuti preziosi geroglifici che testimoniano la veridicità di tale notizia; le origini della pianta, stando alla testimonianza di un esploratore di nome Livingstone, paiono però essere africane. Il periodo in cui l’anguria giunge a maturazione  va da giugno a settembre.

 

gelato anguria

10 effetti dell’anguria che a noi piacciono tanto

1. Contrasta la stanchezza e spossatezza

La discreta quantità di sali minerali presenti nel cocomero sono innanzitutto utili per contrastare il senso di stanchezza e spossatezza che frequentemente si presentano nei periodi estivi particolarmente caldi.

2. Depurante

Grazie all’alto contenuto di acqua, l’anguria è sicuramente un frutto dissetante diuretico e depurativo dell’organismo.

3. Effetto anti-invecchiamento

È inoltre ricca di carotenoidi in grado di combattere l’azione dei radicali liberi e quindi l’invecchiamento delle cellule.

4. Effetto riempitivo a costo zero 

Sebbene la sua polpa sia particolarmente dolce, l’anguria presenta un apporto calorico particolarmente basso ed è quindi indicata nelle diete dimagranti proprio per il suo effetto saziante e non ingrassante.

5. Proprietà anti-tumorali

Le proprietà più interessanti dell’anguria vanno però ricercate nella presenza di sostanze carotenoidi, prima fra tutti il licopene, che, oltre a comprovate proprietà antitumorali, sono anche in grado di combattere i tanto temuti radicali liberi.

6. Combatte la cellulite

Grazie alle sue proprietà, tra cui l’assoluta assenza di grassi, l’anguria, insieme all’ananas, è uno degli alimenti più efficaci per contrastare e combattere gli inestetismi della cellulite.

7. Pro fegato e vie respitatorie

Ricordiamo in ultimo che il cocomero ha anche proprietà benefiche e protettive nei confronti del fegato e delle vie respiratorie.

8. Ipertensione e ritensione dei liquidi

La sua polpa contiene infatti vitamine A e C, potassio, fosforo e magnesio. La presenza di vitamina C e potassio in particolare avrebbe un’azione depurativa e detossificante che rende l’anguria un frutto ideale per contrastare in maniera naturale la ritenzione dei liquidi, il gonfiore alle gambe e l’ipertensione.

9. Colesterolo

E ancora: l’anguria è ricca di citrullina, un amminoacido che assicura l’equilibrio della pressione e mantiene elastiche le pareti arteriose e sarebbe quindi in grado di prevenire l’ipertensione e le malattie cardiache. Secondo alcune ricerche, una fetta di anguria al giorno sarebbe addirittura in grado di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue.

10. Afrodisiaco

Per ultimo ma non per ultimo! L’anguria ha anche l’effetto di migliorare le prestazioni maschili:infatti la citrullina, un aminoacido presente in buona quantità nell’anguria (soprattutto, però, nella parte bianca tra la polpa e la buccia del frutto), favorisce la vasodilatazione grazie alla produzione di arginina e di monossido di azoto.

Sai scegliere una buona anguria?



Ora  che conosciamo i principali effetti benefici di questo frutto eccezionale, non ci resta altro che fiondarci al supermercato o dal nostro fruttivendolo di fiducia per acquistare una bella anguria, ma scegliere una buona anguria non è cosa facile se non si conoscono i principali indizi che ti aiutano a riconoscerla. Grazie a questa rapida check list avrete gli strumenti giusti per riconoscere un frutto fresco e succoso e non rimarrete delusi della vostra scelta.

1. il periodo

Chi mi conosce, sa che io consiglio sempre frutta di stagione, quindi se NON vi trovate tra maggio e settembre desistete.

2. Esame visivo

La buccia deve presentarsi ben tesa e non avvizzita, provare con un’unghia a graffiarla, se si stacca la buccia facilmente è buona. Controllare il punto dove il frutto poggiava sul terreno durante la maturazione che deve essere di un colore giallo crema, attenzione se è bianco o verdastro significa che il frutto probabilmente è stato raccolto troppo presto e quindi non è maturo.

3. Esame sonoro

Provare a battere con le nocche per sentire se il suono è nitido, non deve essere sordo e per essere a maturazione giusta deve essere sufficientemente pesante considerando la quantità di acqua al suo interno.

 

Ora siete in grado di riconoscere una buona anguria, quindi non mi resta altro che augurarvi buon appetito!

Nutrizionista napoli

Le diete dimagranti a confronto
Il nutrizionista: «Bisogna adottare un regime bilanciato, solo leggermente “low-fat” e “low-carb”, e soprattutto sposare una vita non sedentaria, muoversi di più»

di Laura Cuppini (lcuppini@rcs.it)

 

A basso contenuto di carboidrati, senza grassi, o ancora quella «del minestrone». Qualsiasi dieta si scelga, il risultato in termini di perdita di peso sembra non cambiare granché. Basta che sia equilibrata e che risponda alle esigenze di chi desidera buttare giù qualche chilo. Lo rivela un’analisi dei dati provenienti da 50 studi su un totale di 7.300 individui in sovrappeso o obesi, pubblicata su Jama. Secondo gli esperti dell’Hospital for Sick Children Research Institute di Toronto e della Mc Master University di Hamilton (Ontario, Canada), i programmi “famosi” per rimettersi in forma forniscono raccomandazioni dietetiche e stili di vita strutturati, alimentando un’industria multimiliardaria. Ma il team ha voluto verificare se il merito della loro riuscita fosse del battage pubblicitario piuttosto che del reale contenuto della dieta. Gli studiosi hanno quindi condotto una meta-analisi per valutarne l’efficacia, rilevando che la differenza nella perdita di peso tra le singole diete è davvero minima.

Dalla Atkins alla Zona: le diete analizzate

Ma la dieta che fa dimagrire di più, a distanza di 6 mesi, è la “low-carb” (con pochi carboidrati), che fa perdere 8,7 kg, mentre le altre si limitano a 7. Nel giro di un anno comunque tutte danno buoni risultati, eliminando fino a 12 chili. Il segreto è non gettare la spugna, passando magari anche da una dieta all’altra. Le diete analizzate sono: la Atkins (con pochi carboidrati, ideata dal medico Robert Atkins), la newyorkese Weight Watchers (o dieta a punti, include anche un metodo motivazionale ed educativo di supporto), la Zona (di controllo dell’insulina, ideata dal biochimico americano Barry Sears), la Craig (ideata dalla guru australiana Jenny Craig), la Learn (acronimo diLifestyle, Exercise, Attitudes, Relationship and Nutrition), la Ornish (del cardiologo statunitense Dean Ornish), la South Beach (ideata dal cardiologo americano Arthur Agatston che punta sull’indice glicemico), la Volumetrica (che calcola la densità calorica), la Nutrisystem (con piatti preconfezionati), la Slimming world (toglie i grassi, alcuni cibi si mangiano a volontà) e la Rosemary Conley (combinazione di fitness e dieta con pochi grassi e basso indice glicemico).

«Le differenze sono minime»

Fra tutte, la dieta con pochi carboidrati ha fatto perdere in media 8 chili e 700 grammi in 6 mesi, seguita da quella con pochi grassi, con la quale sono stati buttati giù 7,900 chili. Le altre hanno fatto perdere in media 7 kg in 6 mesi. Dopo un anno i chili persi sono stati, in media, dai 9 ai 12. «Le differenze sono minime», spiegano gli autori. «I risultati dovrebbero incoraggiare medici e pubblico – spiegano gli studiosi -. Si può liberamente cambiare regime se ciò equivale a una maggiore aderenza alla dieta. L’importante è non mollare».

Meglio ridurre gli zuccheri

Un altro studio della Tulane University di New Orleans, pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine, dimostra che per dimagrire è più utile ridurre i carboidrati (pane, pasta, zuccheri in generale) che i grassi. Le diete “low-fat” non sarebbero granché utili né a dimagrire, né a ridurre il rischio cardiovascolare. Lo studio ha coinvolto 148 adulti sovrappeso, di entrambi i sessi. I volontari sono stati divisi in due gruppi: uno doveva seguire una dieta “low-fat” che consisteva nell’assumere meno del 30% dell’introito calorico giornaliero di grassi, l’altro doveva seguire una dieta povera di zuccheri, o più in generale mangiare meno di 40 grammi di carboidrati al dì. Ciò è rimasto solo nelle intenzioni perché i volontari non ce l’hanno fatta a tenere un regime con così pochi carboidrati, ma ne hanno consumati il doppio nei primi sei mesi, per poi superare i 110 grammi a 12 mesi. I volontari sono stati seguiti con regolarità e visitati a più riprese. Dopo un anno di osservazione è risultato che il gruppo che aveva seguito una dieta povera di carboidrati (ma non i 40 g al giorno delle intenzioni) è dimagrito più dell’altro. Inoltre coloro che hanno assunto pochi zuccheri hanno anche perso più massa grassa e hanno visto ridurre i fattori di rischio cardiovascolare.

L’esperto: «Conta il valore nutrizionale»

«Non ha senso seguire una dieta “low-fat” o una povera di carboidrati, bisogna adottarne una bilanciata, solo leggermente “low-fat” e “low-carb” e soprattutto sposare una vita non sedentaria, fare sport, muoversi di più – è il parere di Andrea Ghiselli del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura di Roma -. Per stare bene non è tanto importante rispettare rigidi rapporti tra grassi, proteine e zuccheri, quanto invece ricordare che gli alimenti hanno un valore nutrizionale in sé, che dipende da altri nutrienti in essi contenuti. Sono nati qualche tempo fa gli alimenti light, con l’idea di eliminare i grassi per tagliare calorie, ma l’epidemia di obesità non è diminuita. Oggi diamo la colpa ai carboidrati e li bandiremo dalla dieta ma poi ci accorgeremo che l’obesità continuerà e allora bandiremo le proteine. Ma in nessuna di queste ricette c’è la soluzione».

I numeri di una dieta equilibrata

Benché le diete in grado di assicurare il corretto apporto energetico e i fabbisogni di tutti i nutrienti siano quelle che attingono dai carboidrati per il 45-60%, dai grassi per il 25-35% e dalle proteine per il 15-20%, sostiene l’esperto, non è la ripartizione dei tre macronutrienti la cosa più importante, bensì il fatto di contenere tutto il resto: micronutrienti, vitamine, minerali, fibre. Sostanze che peraltro fanno bene quando sono assunte in determinate proporzioni, come quelle naturalmente presenti nei cibi. «Se tolgo i grassi, tolgo anche una serie di molecole ivi contenute: acidi grassi essenziali, vitamina E, caroteni, vitamina A – continua il nutrizionista -. Se tolgo i cereali o i tuberi (fornitori di carboidrati) tolgo anche fibra, qualche proteina, qualche vitamina. Le diete equilibrate sono quelle che con maggiore probabilità forniscono tutti i nutrienti, senza ricorrere alle integrazioni cui sono quasi sempre sottoposte le persone che seguono diete rigide».

Le calorie che possiamo eliminare

E nel caso sia necessario tagliare le calorie? «In questo caso meglio tagliare quelle vuote, cioè non accompagnate ad altri nutrienti, come quelle da alcol e lo zucchero del caffè – prosegue Ghiselli -. Che però, attenzione, sono gratificanti. Questo vuol dire due cose: intanto diminuisce il benessere (che è ad un livello più alto della salute) e poi non si tiene conto che l’uomo non mangia solo per nutrirsi. Ecco perché è meglio togliere calorie non con la dieta, ma con l’attività fisica. In ogni caso, un conto è lo zucchero del caffè, che è solo zucchero, un conto è eliminare i biscotti, la pasta o la pizza, ovvero zuccheri associati ad altri nutrienti importanti. Un piatto di pasta, di riso o di mais, oltre alle calorie che contiene – rappresentate da tante molecole di glucosio -, fornisce proteine (e non poche), fibra, vitamine, minerali».

I vantaggi della dieta mediterranea
Infine non va dimenticata la dieta mediterranea. «In un lavoro del 2008 pubblicato sul New England Journal of Medicine e seguito da un follow-up di ben 4 anni, gli autori hanno confrontato su volontari tre differenti tipi di dieta: “low-fat”, “low-carb” e dieta mediterranea – spiega Ghiselli -. Come è logico aspettarsi, la perdita di peso è più veloce nella “low-carb” ed è il motivo per cui ognuno di noi, quando deve perdere un paio di chili, mangia per qualche tempo fettina e insalata, rinunciando a pane, pasta e un po’ di pizza. Ma è una dieta che non si può condurre nel lungo termine perché è squilibrata e mancante di tutta una serie di nutrienti che si trovano negli alimenti che contengono carboidrati: va bene nell’immediato, per perdere 2, 3 o 4 chili, ma poi bisogna tornare a una dieta adeguata e completa. Ecco perché è molto meglio correre piuttosto che rinunciare a mangiare: in questo modo non si intacca l’equilibrio dei componenti della dieta. Inoltre, alla lunga, gli effetti sul peso ottenuti con le diete “low-carb” sono identici a quelli ottenuti con le diete mediterranee. Anzi, come è stato dimostrato nel follow-up dello studio prima citato, dalla fine dell’intervento in poi il peso, la trigliceridemia e la colesterolemia totale sono stati mantenuti meglio con la mediterranea. Le “low-carb” sembrano essere migliori solamente nel rapporto tra colesterolo “buono” e “cattivo”, HDL:LDL».